NOTIZIARIO DELLA GUARDIA COSTIERA - N°4 Anno VIII - 2006 Agosto
La festa di Napoli
141° ANNIVERSARIO DEL CORPO
di: Massimo MACCHERONI

Napoli, 20 luglio 2006.
Alla Stazione marittima, davanti al molo Beverello, la brezza del tardo pomeriggio porta con se le note della banda della Marina Militare. Perché oggi è un giorno di festa: si celebrano i 141 anni dalla fondazione del Corpo delle Capitanerie di porto. Molti, i cambiamenti intervenuti nel corso della sua storia. Quando Vittorio Emanuele II nella calura estiva di una Firenze capitale dell’appena costituito Regno d’Italia firmava il decreto istitutivo del Corpo era impensabile supporre una tale evoluzione. Nate come enti amministrativi dei porti, oggi le Capitanerie di porto possono contare su 10800 tra uomini e donne che, con adeguati mezzi aeronavali e sofisticati apparati tecnologici, garantiscono a tutti coloro che lavorano o viaggiano sul mare la necessaria sicurezza vigilando, al contempo, sul rispetto del delicato ecosistema marino.
La scelta di Napoli come sede dei festeggiamenti del 141° anniversario del Corpo ribadisce la promessa fatta dal Comandante Generale, Ammiraglio Ispettore Luciano Dassatti, al momento di ricevere il prestigioso incarico: quello cioè di celebrare la festa del Corpo ogni anno in una Direzione Marittima differente (sono attualmente 14 le Direzioni marittime in Italia).
La prima ad inaugurare questa nuova tradizione è stata, nel 2005, Trieste. Quest’anno è la volta di Napoli, città di grandissime tradizioni marinare - a cui l’Ammiraglio Dassatti è profondamente legato essendo stato, tra il 1995 ed il 1998, Comandante del porto - che per la sua vivacità, fantasia, disponibilità, solidarietà e solarità può rappresentare una bella metafora della Guardia Costiera.
Tornando alla cronaca, le note della banda della Marina scandiscono l’ingresso del Ministro dei Trasporti Prof. Ing. Alessandro Bianchi e del Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Paolo La Rosa che, accompagnati dal Comandante Generale, Ammiraglio Ispettore Capo (CP) Luciano Dassatti, passano in rassegna i reparti schierati, in rappresentanza delle varie specializzazioni proprie del Corpo (piloti, elicotteristi, subacquei, personale imbarcato, ecc.)
Quale primo atto della cerimonia il Ministro Bianchi ha consegnato al Sottocapo di 2^ classe Andrea Pirroni ed al Sottocapo di 3^ classe Manuel Peroncini le medaglie di bronzo al valor di Marina per rischiose azioni di salvataggio in cui hanno dimostrato coraggio non comune, encomiabile altruismo ed altissima perizia marinaresca.
È stata, quindi, data lettura del messaggio augurale del Capo di Stato Maggiore della Difesa Ammiraglio Giampaolo Di Paola. L’Ammiraglio, sottolineando il costante impegno, la dedizione, l’abnegazione e lo spirito di servizio che hanno caratterizzato la gloriosa storia del Corpo, segnata da molti esempi di lealtà e amor di Patria, ha posto l’accento su come oggi le Capitanerie di Porto siano interpreti moderne e dinamiche dei compiti istituzionali affidati estendendo a uomini e donne del Corpo il caloroso e affettuoso saluto delle Forze Armate italiane e suo personale.
“Sii sempre come l’onda che, infrangendosi contro gli scogli trova sempre la forza di riprovare…” queste le parole pronunciate dal Comandante Generale all’inizio del suo discorso per sottolineare un carattere proprio del marinaio ed ancorare a quel modo di sentire i sentimenti di sincera gratitudine nei confronti del Ministro e del Capo di Stato Maggiore per la costante attenzione riservata alla Guardia Costiera e per tutte le Autorità locali che hanno permesso di celebrare la ricorrenza a Napoli.
L’Ammiraglio Dassatti ha quindi posto l’accento sulla prima missione del Corpo: garantire la sicurezza in mare e per il mare.
Una missione che è intrinseca in questi 141 anni di storia delle Capitanerie di porto, rinnovata ed evolutasi grazie ai mezzi, alla tecnologia ed alla professionalità del personale odierno. Oggi il Corpo è costituito da 10800 unità, dotate di 6 pattugliatori, 500 motovedette d’altura e costiere, 16 velivoli - 2 ATR 42 e 14 Piaggio P166 - e 9 elicotteri oltre a sofisticati sistemi quali il VTS - Vessel Traffic Service - gestito in modo esclusivo per il monitoraggio del mare e delle coste del paese.
“La nostra missione”, ha concluso il Comandante Generale, “è dunque quella di fornire la più ampia sicurezza in mare, che significa salvare vite umane, tutelare il lavoro dei pescatori, assicurare la gioia di una vacanza, garantire il lavoro intenso di chi opera nel cluster marittimo, riproporre con forza l’attenzione alla tutela dell’ambiente: per noi sicurezza vuol dire rispetto, cultura, in estrema sintesi civiltà.
Questa è la nostra sfida, che propongo a tutti voi oggi qui presenti a celebrare la nostra festa”.
Riallacciandosi alle parole dell’Ammiraglio Dassatti, il Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio di Squadra Paolo La Rosa ha ricordato l’appartenenza del Corpo delle capitanerie di porto, pur nelle distinte funzioni, nella sfera organica della Forza Armata con cui ha in comune identici valori e status militare.
L’Ammiraglio La Rosa si è quindi soffermato sulla professionalità di eccellenza propria degli uomini e delle donne del Corpo a cui la Forza Armata ha sempre guardato con il rispetto che deriva dal riconoscimento di una specifica superiore qualificazione in quanto, per effetto di legge e di necessità operative, il baricentro dell’attività del Corpo spazia dall’interno dei porti verso il mare costiero.
Accanto ai compiti più antichi di comando ed amministrazione, ha sottolineato il Capo di Stato Maggiore della Marina, si sono moltiplicati quelli di natura tecnico-operativa, pertinenti alla polizia marittima e giudiziaria, alla sicurezza della navigazione, al soccorso in mare e al concorso alla gestione delle emergenze.
“Compiti tradizionali e compiti nuovi che configurano un quadro operativo intenso ed operoso a cui le Capitanerie corrispondono con una figura di marinaio ben più complessa rispetto al passato che” ha concluso l’Ammiraglio La Rosa “fanno del Corpo delle capitanerie di porto - guardia costiera un punto di riferimento per i cittadini che sanno di poter confidare nella sua presenza competente ed amica lungo l’intero arco costiero nazionale”.
Iniziando il suo intervento, il Ministro dei Trasporti Prof. Ing. Alessandro Bianchi, riproponendo l’immagine moderna delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera, ha evidenziato il ruolo di autentico catalizzatore che il Corpo svolge nel momento in cui riesce ad esprimere una capacità di sintesi delle attribuzioni di diversi Dicasteri, nell’interesse dei quali vengono assicurate una serie di servizi necessari a far fronte alle esigenze dell’utenza.
Un compito complesso,che richiede la capacità di assumere funzioni multiruolo con una flessibilità che solo le organizzazioni mature e moderne possono svolgere.
“Il quadro designato lascia emergere una bella immagine della Guardia costiera, ma la più immediata linea di sviluppo per un ulteriore rilancio del Corpo, non può prescindere da un riordino funzionale e organizzativo”, ha concluso il Ministro Bianchi “È quindi necessario che si giunga ad una norma che consegni ad un unico strumento ordinamentale la riorganizzazione del Corpo, nella certezza che un ottimo assetto organizzativo e funzionale, adeguato ai tempi e al continuo divenire proprio di un settore quale quello marittimo, possa rilanciare il Corpo verso obiettivi sempre più prestigiosi e di estrema utilità sociale”.
A conclusione dell’intervento del Ministro Bianchi, è stata data lettura della preghiera del marinaio quindi, mentre gli aerei della Guardia costiera passavano sul luogo della cerimonia, il suono delle sirene delle navi in porto salutava la conclusione del sentito evento.
Intervento del Comandante generale Ammiraglio Ispettore Capo (Cp) Luciano Dassatti
Sii sempre come l’onda che, infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovare...
Ho preso a prestito un ricordo delle mie letture, per sottolineare un carattere proprio del marinaio e per ancorare a quel modo di sentire il mare, i miei, nostri sentimenti, di sincera e forte gratitudine, da offrire al Ministro dei Trasporti - il Prof. Alessandro Bianchi, per aver voluto presiedere questa cerimonia.
Con la stessa intensità, ringrazio, il C.S.M.M., Ammiraglio di Squadra Paolo LA ROSA, per la particolare e costante attenzione riservata alla Guardia costiera, facendosi diretto ed affettuoso interprete del moderno ruolo rivestito dal Corpo in seno alla Forza Armata. Un sentito ringraziamento al Presidente della Regione On.le Antonio BASSOLINO, al Presidente della Provincia dott. Riccardo DI PALMA e al Sig. Sindaco On. Rosa RUSSO IERVOLINO per aver accolto con favore la mia richiesta di celebrare a Napoli, la nostra ricorrenza.
Ringrazio tutte le Autorità, religiose, civili e militari, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, l’Istituto del Nastro Azzurro, l’Unione nazionale decorati medaglia d’oro per lunga navigazione e tutti i gentili ospiti presenti qui oggi: la loro presenza nobilita questa giornata ed offre la misura del riconoscimento al nostro impegno.
Rivolgo un saluto particolarmente affettuoso e riconoscente alla città di Napoli, cui mi sento legato da sentimenti profondi ed indelebili, nati, durante il periodo del mio ultimo comando operativo, dal 1995 al 1998.
Un saluto affettuoso, ai Comandanti generali che mi hanno preceduto, ai nostri decorati di medaglia d’oro, al valor militare, al valor di Marina e al merito di Marina, che anche oggi, ci indicano la via dell’impegno senza riserve; un saluto particolare a tutto il personale del Corpo, in Patria e all’estero, per il quotidiano impegno profuso a servizio della collettività.
n profondo commosso pensiero, per quanti sono caduti nell’esercizio del proprio dovere.
Oggi, a Napoli, viene onorato il mio impegno assunto un anno fa, a Trieste, in occasione del nostro 140° anniversario, di celebrare la ricorrenza dell’istituzione del Corpo, ogni anno, presso una diversa direzione marittima.
É una occasione, questa, che mi dà la possibilità insieme con tanti colleghi, di condividere un momento di serenità, con le Autorità, con i Rappresentanti nazionali del Cluster marittimo, con gli operatori marittimi e portuali della Regione Campania e con il personale in servizio presso le Capitanerie di Napoli, Salerno, Torre del Greco e Castellammare di Stabia.
La circostanza mi permette anche di ricordare la nostra missione: garantire la sicurezza, la più ampia, in mare e per il mare: credo che proprio questa sia la nostra missione più nobile.
E sono la nostra storia e l’evoluzione realizzatasi dal 1865 ai nostri giorni, ad indicarci la rotta. Una storia che è stata sostenuta da Uomini, da Marinai, che oggi rimangono per noi tutti, Maestri di vita e di professione.
Quello che siamo oggi è il risultato di un ammodernamento partito nel 1982 con la legge sulla difesa del mare.
Con quella legge, il Corpo si è dotato di una componente aerea, di una rinnovata componente navale e di centrali operative. Attraverso questo strumento complesso, siamo oggi in grado di assicurare servizi indispensabili e svolgere con reale efficacia le operazioni in mare.
Ma tale evoluzione, in senso moderno, è stata accompagnata anche da un adeguamento organizzativo, indispensabile per far fronte alle specifiche responsabilità, attribuite al Corpo con provvedimenti legislativi successivi.
Così la legge 255/91 ha definito i nostri organici; istituendo il ruolo dei nostri sottufficiali e volontari di truppa. Abbiamo conseguito, nel 2004, la sostituzione del personale di leva con altrettante figure professionali.
Abbiamo potuto realizzare, grazie alla legge 413 del 1998, unità navali multiruolo con capacità di intervento a largo raggio ed acquisire aeromobili a più ampia autonomia.
Traguardo recente è stato il VTS - Vessel Traffic Service -, la cui gestione operativa è stata esclusivamente assegnata al Corpo.
Siamo dunque dotati di moderne risorse strumentali ed operative, necessarie per assicurare in modo completo e rapido il nostro lavoro.
Il nostro organico e le risorse umane, le più preziose e uniche, è costituito oggi da oltre 10.800 unità, dotate di 6 pattugliatori e circa 500 tra motovedette d’altura e mezzi minori; abbiamo 2 ATR (ne avremo 3), 14 velivoli Piaggio e 9 elicotteri.
Con queste risorse e con questi mezzi, oggi noi svolgiamo molteplici attività facenti capo a Ministeri diversi.
E tutte hanno forte rilevanza e incidenza sul sociale: garantire la sicurezza della vita umana, la tutela dei beni comuni, la tutela degli interessi generali rivolti al mare del nostro Paese e anche di quelli della comunità internazionale: in altre parole, dare sicurezza in mare a chi ne ha bisogno.
Queste attività ci appassionano e ci coinvolgono profondamente.
Ecco infatti alcuni dati, significativi per rendere il conto del nostro impegno.
Nella componente Search & Rescue abbiamo svolto, nel 2005, quasi 4.800 missioni e abbiamo soccorso più di 25.000 persone. Di queste quasi 19.000 legate al fenomeno dell’immigrazione nel canale di Sicilia.
Per ciò che riguarda la sicurezza della navigazione abbiamo il primato considerevole di essere in testa tra i paesi aderenti al memorandum di Parigi, grazie ad uno sforzo che ci ha visti impegnati in oltre 2.400 visite ispettive. Il 15% in più di quelle previste dall’accordo.
Ma c’è anche la tutela dell’ambiente, un elemento così prezioso per la nostra stessa vita.
Qui abbiamo effettuato oltre 43.000 controlli in mare e 148.000 a terra.
Per ciò che riguarda l’attività di pesca marittima e acquacoltura siamo riusciti ad accertare oltre 4.500 violazioni con il sequestro di quasi 800 Km di reti spadare e 2.500 quintali di prodotti ittici.
E infine la nostra attività di polizia marittima.
Nelle nostre missioni, abbiamo percorso circa 2 milioni di Km. per sopralluoghi a terra e 600 mila miglia in mare.
Questi dati evidenziano il nostro lavoro, i fronti appunto su cui tutti i giorni noi, il nostro Corpo, le nostre risorse, sono impegnati.
Lavoriamo perchè i cittadini, gli operatori, le industrie rispettino, tutti, il mare e il territorio costiero.
La nostra attività e la nostra presenza portano dunque alla riscoperta del rispetto del mare e delle coste.
Ecco quindi le attività, i diversi fronti, sui quali siamo impegnati e che abbiamo voluto oggi ricordare e celebrare.
Abbiamo i mezzi, la competenza, la formazione professionale per farlo. Il nostro obiettivo è quello di soddisfare i bisogni più immediatamente utili al cittadino e allo Stato.
E ciò che ci guida sono soprattutto i valori in cui crediamo. Valori che abbiamo ereditato dai nostri colleghi qui presenti, dalla nostra storia e da quanti ci hanno preceduto.
La nostra missione è quella di fornire la più ampia sicurezza in mare:
Questa è la nostra missione. Cosa significa? salvare vite umane, tutelare il lavoro dei pescatori, assicurare la gioia di una vacanza, garantire il lavoro intenso di chi opera nel cluster marittimo, riproporre con forza l’attenzione alla tutela dell’ambiente: questa è la nostra sfida ed è quella che propongo a tutti voi, oggi, presenti a celebrare la nostra festa.
Se sicurezza significa anche rispetto, cultura, in estrema sintesi, CIVILTA’, ecco, la sfida è quella di non lasciare a qualcun altro, rispetto a ciascuno di noi, il compito.
La sfida che propongo è quella di tracciare, tutti insieme, la parola “civiltà”, civiltà del mare, insieme, per quanto siamo inguaribilmente innamorati del mare.
E allora perché a Napoli, questa sera? In parte l’ho gia detto.
Ma Napoli, per quanto l’ho conosciuta e per quanto ho conosciuto la sua gente, può rappresentare anche una bella metafora di Guardia Costiera: vivacità, fantasia, disponibilità, solidarietà, solarità: pur tra tante contraddizioni, sono caratteri che ci accomunano.
Ecco anche perché a Napoli.
Un pensiero riconoscente ed affettuoso va a tutti i nostri uomini e donne, veri artefici del nostro agire, ed alle loro famiglie. Madri, spose, fidanzate partecipano entusiaste alla nostra missione sul mare e per il mare, e ci sostengono con i loro affetti, nel nostro lavoro, condividendo con noi impegno e dedizione.
Dunque, grazie Napoli
Viva il Corpo delle capitanerie di porto
Viva la Marina
Viva l’Italia

Intervento del Ministro dei Trasporti Prof. Ing. Alessandro Bianchi
Il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia costiera rappresenta un’immagine moderna, duttile e ben allineata al nuovo quadro ordinamentale, capace di far emergere quelle qualità di organo di vigilanza e controllo in discipline altamente specialistiche quali la sicurezza della navigazione, la tutela dell’ambiente marino e costiero, l’esercizio di polizia marittima, il controllo sull’intera filiera della pesca nonché la difesa.
A tali funzioni vanno aggiunte la ricerca e il salvataggio in mare, il controllo del traffico marittimo, l’esercizio di funzioni tecnico amministrative; profili funzionali questi necessari per avere piena contezza e punti di osservazione dei fenomeni diffusi, rispetto ai quali è necessaria una completa attività di monitoraggio per gli elementi di interconnessione che li caratterizzano.
Si tratta quindi di un ruolo complesso, espressione di una dinamicità che risiede nelle capacità di assumere funzioni multiruolo con una flessibilità che solo le organizzazioni mature e moderne possono svolgere.
A ciò si aggiunga il ruolo di autentico catalizzatore che il Corpo svolge nel momento in cui riesce ad esprimere una capacità di sintesi delle attribuzioni di diversi Dicasteri nell’interesse dei quali vengono assicurate una serie di servizi riconducibili ad un unico soggetto istituzionale in grado di garantire i necessari rapporti di relazione per fare fronte alle esigenze dell’utenza.
Aspetto questo che rileva - in un momento storico caratterizzato da processi di riforma in cui il Corpo è riuscito a mantenere la necessaria continuità rispetto all’espletamento di funzioni frammentariamente ripartite tra più istituzioni anche non statali, ma suddivise ai vari livelli di Governo - la forza della tradizione valorizzata in un contesto moderno e di riforma.
Il Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera non può vantare un organico numeroso. A fronte delle molteplici funzioni svolte non può che delinearsi una caratteristica altamente efficiente dell’organizzazione, nel momento in cui, rispetto a costi relativamente limitati, vengono assicurati servizi qualificati coincidenti con bisogni primari della collettività.
I nuovi rischi, connessi a fenomeni destabilizzanti, all’immigrazione clandestina, alle insidie continue sferrate ai danni dell’ambiente marino e costiero, lasciano emergere una capacità di risposta adeguata della Guardia Costiera che esercita le relative funzioni nella certezza di rendere un prezioso contributo al Paese, potendo contare su componenti specialistiche che il lungo confronto con omologhe istituzioni di altri Paesi europei ha temprato e collocato in una posizione non secondaria.
Negli ultimi anni particolarmente significativa si è rilevata la crescita della Guardia costiera non solo per la qualità dei servizi forniti, ma anche perché è riuscita a coniugare un consolidamento funzionale allo sviluppo di talune linee di attività rilevanti per l’incidenza in settori strettamente legati alla tutela degli interessi statali di primaria importanza.
A ciò ha fatto seguito un ammodernamento delle risorse strumentali e delle nuove tecnologie che hanno completato la capacità di azione del Corpo, al punto da costruire un vero valore aggiunto e un moltiplicatore di risultati.
Il riferimento principale è rivolto al dispositivo aeronavale, idoneo ad accrescere la capacità e di elevare le prestazioni di un servizio pubblico fondamentale quale la ricerca e il salvataggio in mare, al punto da costituire un punto di eccellenza anche al cospetto di moderne organizzazioni straniere da sempre considerate all’avanguardia.
Di queste risorse si è pienamente consapevoli, convinti che si tratta non di semplici valutazioni, pur apprezzabili, ma di risultati operativi ottenuti sul campo; risultati scanditi da centinaia di interventi di salvataggio, come evidenziato dall’Ammiraglio Dassatti, effettuati spesso in contesti di criticità elevata per le circostanze in cui l’evento si è svolto: pessime condizioni meteorologiche, precarietà delle imbarcazioni, spesso sovraffollate, distanza dalla costa; esempio questo di un pragmatismo che non lascia indifferenti.
Analoga incisività d’intervento viene quotidianamente assicurata per la prevenzione e la repressione dell’inquinamento marino. Anche in tal caso le moderne dotazioni e gli apparati di bordo installati sugli aerei e sui mezzi navali consentono un monitoraggio attento, del traffico mercantile.
In particolare, attraverso la tecnica del telerilevamento aereo è possibile operare valutazioni analitiche di scie presumibilmente inquinanti; aspetto questo di rilievo nell’economia generale dell’attività di controllo ad ampio raggio.
Allo stesso modo i moderni sistemi di controllo del traffico marittimo VTS consentono verifiche qualificate, con evidenti vantaggi per la sicurezza della navigazione e la tutela dell’ambiente.
Quanto rappresentato esprime una crescita di qualità del Corpo attraverso una presenza forte in tutte le articolazioni delle attività marittime; crescita che sul solco della tradizione è sinonimo di sviluppo qualitativo, di costante adeguamento alle esigenze diverse e difficili che solo la dedizione, la professionalità e l’impegno consente di cogliere in anticipo per rispondere nel migliore dei modi.
Il quadro disegnato lascia emergere una bella immagine della Guardia Costiera, ma la più immediata linea di sviluppo per un ulteriore rilancio del Corpo non può trascurare un provvedimento di riordino funzionale e organizzativo, oramai improrogabile.
È ora necessario che si giunga ad una norma che consegni ad un unico moderno strumento ordinamentale la riorganizzazione del Corpo, nella certezza che un ottimo assetto organizzativo e funzionale, duttile e moderno, adeguato ai tempi e al continuo divenire, che caratterizza un settore in continua evoluzione quale quello marittimo possa rilanciare il Corpo verso obiettivi sempre più prestigiosi e di estrema utilità sociale.
Vorrei ora, se mi è consentito, fare una considerazione conclusiva, fuori dalla formalità del discorso, prendendo spunto da un passaggio dell’intervento dell’Ammiraglio Dassatti, quando ha parlato del numero dei salvataggi effettuati in mare, venticinquemila, di cui diciannovemila nel Canale di Sicilia e legati a questo imponente fenomeno che sta caratterizzando da qualche anno questo tratto di mare.
Io credo che va fatta una considerazione alta e attenta sulle condizioni in cui si sta venendo a trovare e si troverà sempre di più questo nostro mare, il Mediterraneo, il mare culla della nostra civiltà.
È probabile che nel momento in cui l’Europa si è costituita come soggetto unitario, di carattere politico e funzionale, non si sia resa conto sino in fondo di aver costruito una immensa frontiera, che va dallo Stretto di Gibilterra al Canale di Sicilia verso l’Egeo e l’Adriatico, una frontiera che divide i paesi mediterranei europei da quelli mediterranei non europei. Attraverso questa frontiera, negli anni che verranno, ci sarà un imponente flusso di persone e di cose che passeranno da una parte all’altra. Di questo flusso, i drammatici sbarchi che vediamo sulle nostre coste sono appena le prime punture di spillo. I numeri aumenteranno in maniera esponenziale. Il nostro Paese, per la sua collocazione geografica, per la sua tradizione storica, non può fare a meno di assumersi il ruolo di presidiare questa frontiera, perché questa frontiera sia luogo di incontro, di integrazione, di civiltà, come ha voluto chiamarla lo stesso ammiraglio Dassatti.
Questa è la condizione con cui si potrà realizzare l’incontro tra questi due mondi, destinati necessariamente ad incrociarsi. Se non vorremo fare di questo mare un mare di guerra, un mare di scontro, dovremo operare, dovrà operare il nostro Paese, dovrà operare nel suo specifico la Capitaneria di Porto, perché così riusciremo a ribadire il ruolo di mare di civiltà che il Mediterraneo ha sempre avuto.
Questo credo sia il messaggio più generale che credo si possa dare in vista di un cambiamento del Corpo che non sia solo di carattere organizzativo e funzionale ma sia anche legato alla sua funzione nel mare.
Lunga vita al Corpo della Capitaneria di Porto.
Intervento del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio di Squadra Paolo La Rosa
Signor Ministro, Eminenza Reverendissima, Autorità di Governo, Onorevoli parlamentari, Autorità civili, religiose e militari. Signore e Signori.
Da parte della Marina Militare, porgo il saluto a tutti Loro ed esprimo auguri sinceri e sentimenti di fratellanza al Comandante generale, agli Ufficiali, Sottufficiali e Marinai del Corpo delle Capitanerie di porto.
Un Corpo plasmato nel segno della Marina. Pur nelle distinte funzioni, unica è l’appartenenza, unico il patrimonio valoriale, unico lo “status” militare, che ne caratterizza la collocazione nella sfera organica della Forza Armata.
In questa occasione, sentiamo forte il desiderio di onorarne il ruolo e l’identità, di rendere omaggio ai suoi caduti, ai suoi valori ed alle sue tradizioni, di manifestare l’orgoglio di condividere il medesimo spirito servente a favore della comunità nazionale.
Il Corpo è custode di professionalità di eccellenza in alcuni settori di grande rilevanza: a quelle professionalità noi marinai abbiamo sempre guardato con il rispetto che deriva dal riconoscimento di una specifica superiore qualificazione.
Per effetto di legge e di necessità operativa, il baricentro delle attività del Corpo spazia dall’interno dei porti verso il mare costiero. Accanto ai compiti più antichi di comando ed amministrazione, si sono moltiplicati quelli di natura tecnico-operativa, pertinenti alla polizia marittima e giudiziaria, alla sicurezza della navigazione, al soccorso in mare, al concorso alla gestione delle emergenze.
Insieme a questi, sono accresciuti i compiti discendenti dall’impegno di un paese come il nostro, proteso al centro del Mediterraneo ed oggi più che mai esposto ai rischi delle nuove minacce: mi riferisco alla missione in Albania, al controllo del rispetto delle norme comunitarie della pesca, al controllo dei traffici marittimi.
Compiti tradizionali e compiti nuovi che configurano un quadro operativo intenso ed oneroso, cui gli uomini delle Capitanerie corrispondono con una figura di marinaio ben più complessa rispetto al passato. Una figura funzionale al ruolo di interfaccia e di raccordo fra le varie Amministrazioni - prima fra tutte il Ministero dei Trasporti, da cui il Corpo dipende - che esercitano proprie specifiche competenze sul mare e verso le quali il Corpo si pone come braccio esecutivo per conferire unitarietà ed operatività all’azione dello Stato in molteplici settori delle attività marittime.
La complementarietà operativa con le altre componenti della Marina Militare risponde a criteri di efficacia funzionale, di flessibilità organizzativa, di economia delle risorse, con un’azione sempre ispirata all’interesse complessivo del Paese.
Ad esso il Corpo delle Capitanerie, con la straordinaria professionalità dei suoi uomini e delle sue donne, ha portato nel passato, porta nel presente e porterà ancora in futuro, un contributo di altissimo valore. Saldamente inserito nella società, è custode di un patrimonio prezioso: la fiducia dei cittadini, che sanno di poter confidare nella sua presenza competente ed amica lungo l’intero arco costiero nazionale.
Di tale fiducia, di tanta stima ed ammirazione, sono un segno evidente i giovani che ogni anno chiedono di arruolarsi nel Corpo, attratti dalla prospettiva di questa straordinaria professione e dall’orgoglio di vestire l’uniforme con le stellette del marinaio, che trova unitarietà formativa in Accademia Navale e nelle Scuole della Marina.
Con questi giovani, Ammiraglio Dassatti, la sfida di civiltà da te invocata può essere vinta. Sugli uomini e le donne del Corpo delle Capitanerie l’Italia può fare affidamento. A loro ed ai loro famigliari va il nostro augurio di ogni più ampio successo e migliore fortuna.
Viva il Corpo delle Capitanerie di Porto
Viva la Marina
Viva l’Italia.

